Baloccandosi con … Powtoon

Dopo mesi convulsi trascorsi tra scuola e formazione, stamani, navigavo tranquillamente in Internet e mi sono imbattuta in un bel blog: “Scuola aumentata”.

La collega, parlando della sua esperienza di insegnante di una classe 2.0, citava uno strumento digitale per le presentazioni animate che io non conoscevo: Powtoon.powtoon
Lo strumento mi ha incuriosito molto , complice il tempo rilassato delle vacanze,  ho iniziato subito a giocarci:  ho pensato di unire l’utile al dilettevole  creando una breve presentazione per le mie lezioni di tecnologia che tengo nel mio Circolo per i colleghi. L’account free di questo servizio on line è piuttosto limitato, purtroppo, comunque questo tool ha delle potenzialità particolari, mostrandosi molto versatile ed adatto per far costruire ai ragazzi  brevi presentazioni.

Questo è il risultato di un paio di ore di lavoro:

http://www.powtoon.com/p/bPXsnUN9t8i/

oltrelalim

Anche in questo caso ho difficoltà a fare l’embed ….:-(

(help me!)

Grazie alla collega Jenny Poletti Riz per aver condiviso il materiale prodotto dai suoi ragazzi (tra cui una mini guida  a Powtoon) in questo interessante articolo “La classe è mobile”.

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Il racconto di un’esperienza di formazione.

E’ passato veramente troppo tempo dall’ultimo post: un tempo che ho vissuto convulsamente tra scrutini, schede di valutazione, registri da compilare… ma soprattutto  assorbita nella progettazione di tre giornate di formazione per le mie colleghe e i miei colleghi di Circolo.

Ieri e oggi ho avuto l’onere e l’onore di tenere, come formatrice, due lezioni sull’uso della LIM e le tecnologie digitali nel mio Circolo Didattico: impegno per me del tutto nuovo, che potete ben immaginare ha sottratto tantissime energie alla mia presenza nel villaggio.

Ma il villaggio (o laboratorio come adesso si chiamerà) ormai è dentro di me e lo ritroverete anche nel mio lavoro di presentazione: le prime slide sono dedicate ad alcune citazioni del prof. Andreas che mi hanno molto colpito tantissimo:

I giovani oggi si servono della tecnologia con grande disinvoltura, al punto da vivere due vite parallele, una reale e l’altra virtuale, una di qua e una di là.
È un fatto; come è un fatto che scuola e famiglia, salvo eccezioni, siano rimaste di qua.
E se in senso lato il compito della scuola è quello di educare ad abitare consapevolmente e produttivamente nel mondo, è evidente che ci troviamo di fronte ad un problema, perché la scuola ignora una buona metà del mondo nel quale, di atto, le nuove generazioni già abitano.”

In termini di competenze poste a traguardo del laboratorio, l’obiettivo è quello di operare un ribaltamento dell’atteggiamento degli insegnanti nei confronti della tecnologia: non più un problema da inseguire bensì una risorsa preziosa per educare i giovani ad abitare consapevolmente il mondo in cui vivranno, fisico e virtuale.

Come ben argomenta il prof “Obiettivo primario dunque è che gli educatori imparino ad abitare e a lavorare in questa nuova parte di mondo.”

Ed io ho cercato di improntare il mio intervento di formazione su queste parole.

Mi piace molto come il prof si prende cura di noi, nonostante  il numero degli iscritti sia così grande. Ho ricevuto tanto da questo MOOC e continuerò sicuramente a ricevere più di quello che ho dato: nella mia esperienza di formatrice ho cercato anch’io di dare il mio piccolo contributo affinchè altri docenti possano approcciarsi alle tecnologie senza timori e senza ansie da prestazione.

Così ho pensato di approntare le mie lezioni dividendole in due parti: la prima teorica e l’altra laboratoriale. Due giorni di formazione sono stati veramente pochi,  forse ho ecceduto nella quantità di informazioni che ho rovesciato addosso ai poveri malcapitati e qualcuno me lo ha fatto gentilmente notare 🙂 ).  Ma tale era l’entusiasmo di raccontare quello che ho imparato in questi anni di formazione, che forse ho caricato la prima parte, quella teorica, in cui ho relazionato la mia presentazione.

 

Le colleghe hanno mostrato  invece di apprezzare moltissimo la seconda parte in cui ho predisposto attività di laboratorio. Quella che il prof Andreas chiama la bottega artigiana, dove il maestro mostra come fare e guida l’apprendista a muovere i primi passi nella costruzione dell’artefatto.

Così ho provato a fare: ho mostrato loro la procedura ed ho richiesto di provare a condividere file su Google Drive, Piratepad e Dropbox: circa 15 fra computer portatili, tablet e smartphone connessi su cui lavoravano a gruppi una quarantina di maestre che si scambiavano file e indirizzi di posta elettronica, e scrivevano a più mani su un solo foglio!

Abbiamo lavorato in un’atmosfera serena e divertente, da ultimo giorno di scuola con scherzi e battute che sono riuscite a far dimenticare anche il caldo. Ho visto  andare via le colleghe con il sorriso, alcune mi hanno salutato chiedendomi di continuare a settembre, altre mi hanno detto che adesso finalmente sanno a chi rivolgersi quando avranno dei problemi con il computer (non so se era un complimento oppure una specie di minaccia :-))  .

Per me un successo, una vera soddisfazione, una cosa impensabile fino a pochi giorni fa, quando ancora faticavo a ottenere risposta ad un questionario di ingresso e qualcuno sicuramente agognava l’ombrellone al posto della formazione.

Venerdì mi aspetta l’ultimo giorno di formazione in cui penso di presentare un questionario finale sul gradimento del corso: vedremo come andrà a finire…

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Un interessante progetto sul linguaggio

QUALI TAGS?. dal blog di Edda

“Per rompere il ghiaccio dei tags comincio a postare qualcosa che mi coinvolge molto professionalmente: da una decina d’anni seguo un percorso di  formazione in servizio, pilotato da un ardito dirigente scolastico, che si avvale del contributo teorico di alcuni esperti (pedagogisti, psicologi, scienziati e via dicendo) tra cui Jacqueline Bickel che studia da una vita (uno dei suoi maestri è Silvio Ceccato) i meccanismi dell’apprendimento nell’infanzia e ha sviluppato una sua teoria originale per una didattica basata sulle più recenti acquisizioni delle neuroscienze. La ricercatrice ha portato nel nostro Istituto Comprensivo, con altri collaboratori, un sistema integrato di metodologie didattiche chiamato “Progetto Galileo”, che negli anni ha prodotto una diversa sensibilità degli insegnanti per il fattore apprendimento e una certa ricaduta nei processi didattici concreti. Si tratta di un processo lento di decostruzione di pratiche obsolete a vantaggio di pratiche nuove, più dinamiche e costruttiviste, introdotte mediante una ricerca-azione sistematica e una sollecitazione pressante allo studio di una metodica nuova; un processo di formazione molto simile ad un addestramento militare  🙂 che ha visto momenti anche drammatici di opposizione/crisi d’identità/demotivazione del corpo insegnanti sottoposto ad una cura intensiva e defatigante a cui non eravamo preparati >:(”

Bellissimo e interessantissimo progetto!

Segue l’articolo di J.BICKEL

 ” L’apprendimento è il prodotto dell’attività della mente, della parte più nobile del SNC. È evidente che le neuroscienze possono dare preziose indicazioni per facilitarlo. Le neuroscienze hanno fornito nell’ultimo scorcio di secolo importanti informazioni, più o meno note alla maggior parte degli operatori scolastici, che però stentano ad essere applicate nella scuola per migliorare l’apprendimento dei bambini.
Il Progetto Galileo si propone di mettere alla portata di tutti gli insegnanti una preparazione psicopedagogica su base scientifica, atta valorizzare e rendere più efficiente l’esperienza pratica accumulata da ognuno di loro. È un progetto che ha l’ambizioso obbiettivo di condurre gli insegnanti a far proprie, ma soprattutto ad applicare nel loro lavoro quotidiano le acquisizioni delle neuroscienze più utili alla scuolaTutto il Progetto fa costante riferimento ai dati delle neuroscienze. Accennerò in breve ai concetti cardine sui quali è basato: la precocità di intervento; la ricerca prioritaria e costante nei bambini della motivazione ad apprendere; il linguaggio dell’istruzione.
Per dare ai bambini la massima probabilità di formare solidi rapporti semantici è necessario che pensiero e linguaggio vengano a  trovarsi in contiguità all’interno della memoria di lavoro. Ciò trova la sua contropartita pratica nel suggerimento che il Progetto dà agli educatori: “fate agire direttamente i bambini, in modo che rendano attivi i relativi pensieri, e subito fornite loro brevi commenti su quello che stanno facendo”.
Il Progetto Galileo sottolinea anche come sia essenziale raggruppare tutti gli usi cui si presta la lingua, in due grandi gruppi:
  usi sociali, per interagire con gli altri, e per i quali è sufficiente un codice ristretto, fatto di parole isolate e di frasi anche ellittiche;
usi cognitivi, per apprendere, riflettere, prevedere, verificare. Gli usi cognitivi richiedono il possesso di un codice molto più elaborato, con un vocabolario più ampio e una sintassi estesa a capire e a formulare discorsi, con il collegamento di più frasi in precisa relazione fra loro.
Un tempo, quando era minore l’impatto delle distrazioni proposte oggi dal mondo moderno e tecnologico, l’educazione agli usi cognitivi e al discorso avveniva naturalmente attraverso la lettura, quando per divertirsi i bambini leggevano molto, volentieri e per il proprio piacere. Oggi una quota crescente di bambini, anche ben dotati, legge sempre meno ed è quindi proprio nell’area linguistica che affiorano le maggiori difficoltà nel cammino degli studi. È a ritardi negli usi cognitivi e nella competenza linguistica a livello di discorso che possiamo ascrivere la maggior parte dei cosiddettidisturbi dell’apprendimento.
Scopo fondamentale del Progetto Galileo è di creare una schiera di insegnanti capaci di facilitare, in tutti i bambini loro affidati, la costruzione precoce e armonica di tutte le aree della loro mappa cognitiva, cioè del pensiero, del linguaggio e del sé, a cominciare dalla scuola dell’infanzia.
Dato che si rivolge a tutti i bambini di sezioni o classi, molti insegnanti, che hanno già partecipato al progetto, hanno potuto constatare che anche gli alunni considerati migliori possono dare molto di più. Si tratta quindi di un progetto ottimizzante per tutti i bambini. Inoltre si qualifica anche come l’unico progetto preventivo di  eventuali future difficoltà, sia scolastiche, sia sociali. Di fronte al moltiplicarsi di progetti pronti a curare disagi, viene da chiedersi: non è forse meglio prevenire piuttosto che curare?
 (1)  Il Progetto Galileo inizia rigorosamente fino dalla scuola dell’infanzia, e trova la sua applicazione anche all’asilo nido, nonostante alcuni operatori ritengano che i bambini piccoli non presentino in genere apprezzabili problemi, e basti mantenerli sani e farli giocare. I bambini però fanno presto a crescere e spesso i problemi che spuntano in età successive dimostrano di avere le loro radici proprio nell’educazione ricevuta nell’infanzia.
 L’apprendimento, infatti, rappresenta la costruzione della mappa cognitiva mentale, operata da ogni bambino fino dal momento della sua nascita, durante tutte le ore di veglia. Costruzioneprecoce, quindi, ed è proprio nei primi anni che vengono formati circuiti nervosi estremamente resistenti e tenaci, sui quali potranno innestarsi tutti i successivi apprendimenti.
 La mappa cognitiva è vista come una fitta rete di connessioni fra neuroni. Ogni rete di neuroni all’interno della mappa cognitiva corrisponde a comportamenti e a conoscenze. Le reti continuano ad arricchirsi nel tempo con l’apprendimento e, se ben costruite, possono essere rese attive e recuperate al momento opportuno.
 (2) La mappa cognitiva è suddivisa in sottomappe, che corrispondono a diversi prodotti dell’intelligenza, dette popolarmente “intelligenze multiple”. Nel Progetto Galileo queste vengono raggruppate in tre prodotti dell’attività mentale:
             il , intelligenza interpersonale e intrapersonale;
             il pensiero, intelligenza motoria, spaziale, musicale;
            il linguaggio, intelligenza linguistica e logica.
 La costruzione di pensiero, linguaggio e sé è possibile per tutti i bambini, ma solo grazie all’indispensabile contributo del contesto ambientale, che dovrà fornire loro strumenti, opportunità di usarli, tempo per esercitarsi e incoraggiamento.
 Ogni bambino costruisce la propria mappa cognitiva grazie a ciò che gli viene fornito dal contestoin cui si trova inserito. Il contesto  è formato da società, famiglia e scuola. In particolare la scuola, ove gli insegnanti lavorano in quanto professionisti dell’educazione infantile, mentre famiglia e società si presentano solo come educatori dilettanti.
 Poiché il costruttore è il bambino, al primo posto nel Progetto sta la sua motivazione ad apprendere. Per mantenere sempre attiva questa motivazione è indispensabile che ogni bambino sperimenti il successo. Per dare a tutti gli alunni la sensazione di essere capace, di  saper raggiungere il successo a scuola, l’insegnante deve avere chiari sia i bisogni sia i punti di forza di ogni suo alunno. Perciò è indispensabile che l’insegnante sappia innanzitutto come accertare le costruzioni che ogni bambino ha già fatto spontaneamente nelle diverse intelligenze, o in altre parole nel pensiero, nel linguaggio e nel sé.
La valutazione individualizzata di bisogni e di punti di forza è l’unico mezzo per personalizzare l’insegnamento. Tuttavia l’insegnamento non può essere personalizzato nel grande gruppo, ma va necessariamente portato avanti in piccolo gruppo. È non basta formare piccoli gruppi. Fino agli 8 anni di età, e anche oltre, è fondamentale rispettare le regole dell’insegnamento induttivo, più lento ma sicuro, e non lasciarsi tentare dalla rapidità dell’insegnamento deduttivo, che potrà iniziare solo più tardi.
 Le regole per un efficace insegnamento induttivo sono state postulate da Piaget: esperienza concreta, quindi privilegiare il pensiero e le intelligenze pratiche; interazione sociale, quindi abituare i bambini a parlare mentre operano; infine sapersi trattenere dall’iniziare subito con spiegazioni, ma partire dalle domande per motivare i bambini a voler sapere.
 L’insegnante che ha chiari i punti di forza e i bisogni dei suoi alunni, e applica costantemente l’insegnamento induttivo nel piccolo gruppo, è in grado di facilitare a tutti il  successo, rispecchiando a ciascuno un’immagine di sé positiva come scolaro. L’insegnante che gode del successo di ogni alunno stabilisce una forte relazione positiva con tutti e non solo con alcuni, e può far crescere in tutti  l’autostima che è il motore della continua motivazione ad apprendere.
 (3) Un altro concetto al centro del Progetto Galileo è l’importanza del linguaggio e dell’insegnamento della lingua in tutte le sue forme: orale e scritta, in comprensione e in espressione. È in questo settore che possono formarsi le prime grandi differenze fra un bambino e l’altro. Sarà quindi responsabilità primaria della scuola offrire al più presto a tutti l’occasione di recuperare gli svantaggi in questo campo. Anche perché la lingua è l’elemento trasversale, mediante il quale verranno fornite le informazioni di tutte le discipline scolastiche.
 Il linguaggio è una capacità ereditata da tutti i bambini, ma solo come capacità di codificare il pensiero, cioè di rendere equivalente una stringa di suoni con un particolare pensiero. La lingua italiana, inglese, bantù… dovrà essere appresa, e il contesto è il grande responsabile di questo insegnamento. Nei primi anni è ovviamente la famiglia la maggiore responsabile dell’insegnamento della lingua parlata, che avverrà in modo del tutto informale e inconsapevole sia da parte di chi impara sia da parte di chi insegna.

Il rapporto fra comportamenti osservabili e i circuiti nervosi che li sottendono, o pensieri, può essere tradotto in pratica nell’assioma: “più il bambino è autonomo, più pensieri possiede”. Se i nostri pensieri fossero sempre attivi, più si cresce e si impara, maggiore sarebbe la confusione nella mente. I pensieri invece restano tutti in uno stato di costante riposo. Soltanto quando il loro uso è necessario vengono resi attivi. Per essere attivati vengono posti in una particolare memoria a breve termine, detta memoria di lavoro. Per insegnare la lingua in modo più consapevole è tuttavia opportuno che gli insegnanti conoscano come si vengano a formare i rapporti semantici, cioè i collegamenti fra il pensiero da un lato e la sua codifica, il linguaggio, dall’altro. Anche per questo vengono in aiuto le neuroscienze.”

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Wiki e didattica

wiki articolo education 2.0Poichè questo blog dovrebbe essere una specie di portfolio professionale, posto qui il link ad un mio articolo che è stato pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Education 2.0.

Ho presentato questa mia esperienza di introduzione delle tecnologie e degli strumenti del Web 2.0 nella didattica quotidiana al III Convegno Education 2.0 lo scorso ottobre.

L’articolo non è esaustivo, descrive brevemente l’uso del Wiki  come ambiente di apprendimento integrato, una specie di spazio virtuale nel quale i bambini si sono relazionati ed hanno co-costruito conoscenza.

Oltre al Wiki ho sperimentato l’uso di altri strumenti quali mappe,  ebook (Didapages),  Voki e Glogster: tutti strumenti del Web 2.0 che non hanno costi (solo Glogster richiede una piccola quota di abbonamento) e che sono estremamente funzionali a molte attività che di solito facciamo in classe.

Ecco il link al nostro Wiki:Classequintaserravalle

L’esperienza è stata molto appagante e ha dato notevoli frutti…  peccato che dall’anno successivo, per la rotazione abituale (?) delle aule, io non abbia più la LIM in classe 😦

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Ricomincio da… le risposte del prof: inserimento immagini e tabelle

Ho dovuto prendere alcuni giorni di stacco, in cui non ho potuto essere “operativa” perchè troppo presa da impegni di lavoro: sempre a scuola o al computer per preparare grafici relativi all’autovalutazione di istituto 😦 sono riuscita a malapena a fare l’orecchio peloso e a leggere i post del prof e alcuni commenti… Stasera riprendo il filo e ricomincio da dove avevo lasciato, cioè dalle mie domande lasciate nei miei post precedenti. Non capivo come mai un’immagine non si visualizzasse nel mio blog e perchè le mie tabelle apparivano senza le colonne. Prontamente il prof  ha raccolto le mie domande e ha risposto in queste pagine:
inserimento immagine (maestramanu)
inserimento tabella (maestramanu)

In sintesi: l’immagine era troppo grande per essere visualizzata ed ho imparato a ridimensionarla attraverso la variazione del codice html. Il problema delle tabelle invece era molto più semplice: dipendeva soltanto dal tema che ho scelto per il mio blog!

Infine, ciliegina sulla torta grazie ad un commento di Nicoletta #2, ho scoperto come si mettono anche i colori nello sfondo della tabella.

Le spiegazioni all’inizio non mi erano molto chiare e per caso ho cliccato con il destro sulla tabella e nel menu a tendina che mi si è aperto ho scelto “analizza elemento”: si è aperto uno spazio in fondo alla pagina con tutto il codice html della pagina!

Il codice relativo alla tabella era evidenziato e quindi l’ho copiato, eccolo qui

<table><tbody><tr>
<td bordercolor=”#FF0000″ align=”center” bgcolor=”yelllow”>cella n°1</td>
<td bordercolor=”fuchsia” align=”center” bgcolor=”orange”>cella n°2</td>
</tr>

<tr>
<td bordercolor=”#00FF00″ align=”center” bgcolor=”lightgreen”>cella n°3</td>
<td bordercolor=”silver” align=”center” bgcolor=”aquamarine”>cella n°4</td>
</tr>
</tbody></table>
ed ecco il risultato:

cella n°1 cella n°2
cella n°3 cella n°4

Studiandoci un pochino sono riuscita anche a fare dei cambiamenti. Eccoli!

cella n°1 cella n°2
cella n°3 cella n°4

Uffa,  nel post non si vedono i colori, ma nell’editor funzionava tutto (vedi screenshot qui sotto). Sarà sempre per colpa del tema di WordPress…

Questo MOOC si fa sempre più interessante, anche se a volte procedo a singhiozzo, ho imparato già un sacco di cose: adesso so anche pasticciare con l’html, per esempio so sperimentare varie dimensioni di un’immagine, inserire video e cercare risposte nel web se qualche codice non è accettato da WordPress, e stasera ho imparato a mettere i colori alle tabelle …Insomma mi rendo conto che oso sempre di più e, pur pasticciando, imparo!

Se questo succede devo dire grazie alla guida del professore Andreas che con il suo essere sempre presente, passo dopo passo, mi incoraggia ad andare avanti.

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Prova inserimento video

Ho cercato su Youtube un video e adesso provo ad inserirlo

bene! anche questo esercizio mi è riuscito!

adesso provo uno shortcode per vimeo

Sarà meglio prendere nota della pagina di supporto consigliata dal prof. Andreas per gli shortcodes: eccola qui

Sicuramente mi tornerà molto utile in futuro!

Un altro mistero dell’embedding in WordPress svelato, un altro passettino avanti anche stasera…

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Prova inserimento immagini

Stasera ci sono riuscita al primo colpo!

Ho caricato lo screenshot delle mie prove in html  su Dropbox nella cartella Public, ho copiato il link e l’ho costruito in Text con il codice html: ho giocato anche un po’ con le dimensioni, le ho adattate allo spazio del post  e  alla fine l’immagine è apparsa proprio come volevo. Il procedimento è un po’ più lungo rispetto a quello che faccio solitamente con l’icona “inserisci immagine” di Blogger, ma vuoi mettere la soddisfazione!

Ecco l’immagine relativa alle mie prove in html
esercitazione in html

Per quanto riguarda le tabelle per quante prove io faccia il risultato è sempre lo stesso:
funziona sul sito w3schools.com ma nel blog lo stesso codice della tabella non evidenzia le colonne ma solo le righe (vedi post precedente)… Ancora non riesco a capire perchè.

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