Padlet: come usare la nuova interfaccia

Insegnanti 2.0

Una Nuova Versione di Padlet

Dalla prima settimana di questo mese, giugno 2016, Padlet presenta una nuova versione. La celebre applicazione ha infatti introdotto una nuova interfaccia per quanto riguarda le impostazioni del padlet e la configurazione delle opzioni per la pubblicazione, collaborazione, condivisione, etc.

Non sono stati introdotti nuovi strumenti e funzionalità, ma è stata rivista la grafica e solo per quanto concerne le operazioni che abbiamo ricordato. Il funzionamento di Padlet, l’inserimento dei contenuti, rimane immutato.

Il Successo di Padlet

Padlet è una delle più popolari applicazioni educative presenti sul web, si tratta di uno strumento freemium, disponibile sia in versione Web che per dispositivi mobili con sistema operativo iOS e Android. La versione freemium risulta per lo più sufficiente a soddisfare le esigenze di docenti e studenti.

Il successo di Padlet è legato alla sua semplicità e alla sua versatilità. L’idea portante di questa applicazione è…

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Ripuliamo i video di YouTube

Insegnanti 2.0

Non è più una rarità utilizzare video reperiti su YouTube a scopo didattico. In questo enorme archivio sono presenti (non sempre) contenuti di tutto rispetto. Utilizzare un video appropriato (precedentemente selezionato e validato da noi insegnanti) per introdurre argomenti nuovi, per approfondire, per aumentare l’interesse dei nostri studenti non è una cattiva idea. Documentari, testimonianze, lezioni, contenuti utili all’attività didattica sono facilmente reperibili su YouTube. Difficile resistere alla possibilità di utilizzare il potente aiuto che un video giusto può darci coi nostri studenti. Anche facendo molta attenzione e selezionando per bene i nostri video, non possiamo però evitare che questi vengano “sporcati” da sgradevoli annunci pubblicitari o da anteprime di video correlati non sempre graditi. Non sempre, inoltre, il video che contiene ciò che ci interessa contiene solo quello. Spesso da un video di una certa durata totale ci servirebbero solo pochi minuti che magari si trovano proprio in mezzo al…

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Giornata nazionale LaAV (Letture ad Alta Voce) e Booksound

Federico Batini

VII Giornata Nazionale LaAV – Letture ad Alta Voce

24 – 25 maggio 2015 – AREZZO

E’ in arrivo il ciclone LaAV: un’invasione di lettori nella città che ha dato i natali al movimento.

Domenica 24 maggio, presso la Casa delle Culture, ad Arezzo, si terrà il 7° raduno nazionale di tutti i volontari e aspiranti tali che hanno fatto proprio il motto #ioleggoperglialtri

L’appuntamento è organizzato dall’associazione Nausika e da LaAV, in collaborazione con la Libreria Universitaria Leggere, la casa editrice Marcos Y Marcos, il portale Libreriamo e l’AIE promotrice della campagna #ioleggoperché.

Un incontro gratuito e aperto, a chiunque sia interessato a conoscere, ascoltare e praticare gli “effetti speciali” della lettura ad alta voce.

Nata ad Arezzo nel 2009, LaAV Letture ad Alta Voce si è diffusa in questi anni come un’epidemia, coinvolgendo sempre più volontari che leggono ad alta voce per sé e per gli altri,

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I 9 elementi della Cittadinanza Digitale

Insegnanti 2.0

La Cittadinanza Digitale può essere definita come l’insieme di norme per un comportamento appropriato e responsabile riguardo l’uso delle tecnologie.

Questo documento/manifesto vuole essere di ausilio a tutti/e coloro che sono a vario titolo impegnati/e nella costruzione della Cittadinanza Digitale, e viene pertanto rilasciato in licenza CC-BY (vedi note al termine).

1. Accesso digitale

Per una partecipazione digitale a pieno titolo di chiunque nella società

Gli utenti devono essere consapevoli che non tutti hanno le stesse opportunità nell’uso delle tecnologie. Lavorare per l’uguaglianza dei diritti digitali e sostenere l’accesso alle tecnologie è il punto di partenza della cittadinanza digitale stessa. L’esclusione digitale rende difficile la crescita della società utilizzando questi strumenti. Contribuire a fornire ed ampliare a tutti e tutte l’accesso alle tecnologie dovrebbe essere l’obiettivo primario dei cittadini digitali. Gli utenti devono tenere a mente che ci sono persone che hanno un accesso limitato alla tecnologia, e che…

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Utilizzo delle risorse reperibili in Internet

Speculum Maius

Riporto qui del materiale selezionato in illo tempore per aiutare gli studenti ad orientarsi nell’utilizzo delle fonti online nello studio e la ricerca. Non pretende di essere una bibbia ma solo i miei due cents sull’argomento 😉
***

Parlando di netiquette, abbiamo già accennato alla necessità di un utilizzo correttodelle infinite risorse che la Rete ci mette a disposizione.

Chi utilizza Internet per studio e ricerca deve prestare particolare attenzione a:

1) verificare accuratamente le fonti citate, privilegiando quei siti che garantiscono la validità scientifica di ciò che c’è scritto, in base al ruolo istituzionale o al curriculum dell’autore;

2) controllare i permessi di utilizzo del materiale reperito (testi, immagini, video, ecc.);

3) citare in modo adeguato le risorseutilizzate.

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Storytelling con Scratch

Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

storytelling

di Andrea Patassini

Attorno uno strumento come Scratch è possibile costruire tantissime attività differenti tra loro. Solitamente quando ci si approccia ad un’opportunità simile la prima considerazione che emerge è quella del suo (più che valido) contributo ad apprendere i concetti del pensiero computazionale. Ed è vero, l’apporto di Scratch a comprendere il linguaggio per programmare una macchina è immediatamente individuabile ed è, di fatto, l’obiettivo principale nello sviluppo del software. Ma è altrettanto vero che alla base di un’applicazione simile c’è la possibilità di creare contenuti e quindi di avere margini creativi enormi. Insomma, Scratch può essere adottato per scopi differenti e integrato in molteplici attività.

Una delle possibilità da esplorare in Scratch è quella dello storytelling: costruire storie attorno un tema specifico per mettere a fuoco alcuni concetti, non appesentire il carico cognitivo e rendere ovviamente più interessante ciò che si sta studiando. Lo storytelling può adattarsi perfettamente…

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Indice ragionato – #loptis

Utilissimo questo post del Prof Andreas… Grazie prof!

Andreas Formiconi

L’idea è un po’ questa. Quando tocca fare un nuovo corso intorno alle information technologies eccetera eccetera, ai nuovi studenti mi vien fatto di dire – Entrate nel laboratorio, vi conduco a vedere gli strumenti e i servizi diversi per cui s’adoprano, qui c’è questo là c’è quello…

I materiali ci sono. Ciascuno se li può aggiustare a misura. Quello che cambia sono i modi di interazione. Gli studenti di medicina che arriveranno il 4 di marzo, in realtà mi vedranno in una serie di lezioni, quindi qualcosa cambia, ma non la sostanza – quanto alle lezioni non saranno proprio tali, diremo poi come.

È pensando a loro che ho scritto il seguente “indice ragionato”, in modo che possano individuare più facilmente un loro percorso nella foresta di questo blog. Ma credo che tornerà utile anche a tutti gli altri. Provvedo quindi a integrarlo nel settore “accoglienza” del blog. Intanto…

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Baloccandosi con … Powtoon

Dopo mesi convulsi trascorsi tra scuola e formazione, stamani, navigavo tranquillamente in Internet e mi sono imbattuta in un bel blog: “Scuola aumentata”.

La collega, parlando della sua esperienza di insegnante di una classe 2.0, citava uno strumento digitale per le presentazioni animate che io non conoscevo: Powtoon.powtoon
Lo strumento mi ha incuriosito molto , complice il tempo rilassato delle vacanze,  ho iniziato subito a giocarci:  ho pensato di unire l’utile al dilettevole  creando una breve presentazione per le mie lezioni di tecnologia che tengo nel mio Circolo per i colleghi. L’account free di questo servizio on line è piuttosto limitato, purtroppo, comunque questo tool ha delle potenzialità particolari, mostrandosi molto versatile ed adatto per far costruire ai ragazzi  brevi presentazioni.

Questo è il risultato di un paio di ore di lavoro:

http://www.powtoon.com/p/bPXsnUN9t8i/

oltrelalim

Anche in questo caso ho difficoltà a fare l’embed ….:-(

(help me!)

Grazie alla collega Jenny Poletti Riz per aver condiviso il materiale prodotto dai suoi ragazzi (tra cui una mini guida  a Powtoon) in questo interessante articolo “La classe è mobile”.

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Il racconto di un’esperienza di formazione.

E’ passato veramente troppo tempo dall’ultimo post: un tempo che ho vissuto convulsamente tra scrutini, schede di valutazione, registri da compilare… ma soprattutto  assorbita nella progettazione di tre giornate di formazione per le mie colleghe e i miei colleghi di Circolo.

Ieri e oggi ho avuto l’onere e l’onore di tenere, come formatrice, due lezioni sull’uso della LIM e le tecnologie digitali nel mio Circolo Didattico: impegno per me del tutto nuovo, che potete ben immaginare ha sottratto tantissime energie alla mia presenza nel villaggio.

Ma il villaggio (o laboratorio come adesso si chiamerà) ormai è dentro di me e lo ritroverete anche nel mio lavoro di presentazione: le prime slide sono dedicate ad alcune citazioni del prof. Andreas che mi hanno molto colpito tantissimo:

I giovani oggi si servono della tecnologia con grande disinvoltura, al punto da vivere due vite parallele, una reale e l’altra virtuale, una di qua e una di là.
È un fatto; come è un fatto che scuola e famiglia, salvo eccezioni, siano rimaste di qua.
E se in senso lato il compito della scuola è quello di educare ad abitare consapevolmente e produttivamente nel mondo, è evidente che ci troviamo di fronte ad un problema, perché la scuola ignora una buona metà del mondo nel quale, di atto, le nuove generazioni già abitano.”

In termini di competenze poste a traguardo del laboratorio, l’obiettivo è quello di operare un ribaltamento dell’atteggiamento degli insegnanti nei confronti della tecnologia: non più un problema da inseguire bensì una risorsa preziosa per educare i giovani ad abitare consapevolmente il mondo in cui vivranno, fisico e virtuale.

Come ben argomenta il prof “Obiettivo primario dunque è che gli educatori imparino ad abitare e a lavorare in questa nuova parte di mondo.”

Ed io ho cercato di improntare il mio intervento di formazione su queste parole.

Mi piace molto come il prof si prende cura di noi, nonostante  il numero degli iscritti sia così grande. Ho ricevuto tanto da questo MOOC e continuerò sicuramente a ricevere più di quello che ho dato: nella mia esperienza di formatrice ho cercato anch’io di dare il mio piccolo contributo affinchè altri docenti possano approcciarsi alle tecnologie senza timori e senza ansie da prestazione.

Così ho pensato di approntare le mie lezioni dividendole in due parti: la prima teorica e l’altra laboratoriale. Due giorni di formazione sono stati veramente pochi,  forse ho ecceduto nella quantità di informazioni che ho rovesciato addosso ai poveri malcapitati e qualcuno me lo ha fatto gentilmente notare 🙂 ).  Ma tale era l’entusiasmo di raccontare quello che ho imparato in questi anni di formazione, che forse ho caricato la prima parte, quella teorica, in cui ho relazionato la mia presentazione.

 

Le colleghe hanno mostrato  invece di apprezzare moltissimo la seconda parte in cui ho predisposto attività di laboratorio. Quella che il prof Andreas chiama la bottega artigiana, dove il maestro mostra come fare e guida l’apprendista a muovere i primi passi nella costruzione dell’artefatto.

Così ho provato a fare: ho mostrato loro la procedura ed ho richiesto di provare a condividere file su Google Drive, Piratepad e Dropbox: circa 15 fra computer portatili, tablet e smartphone connessi su cui lavoravano a gruppi una quarantina di maestre che si scambiavano file e indirizzi di posta elettronica, e scrivevano a più mani su un solo foglio!

Abbiamo lavorato in un’atmosfera serena e divertente, da ultimo giorno di scuola con scherzi e battute che sono riuscite a far dimenticare anche il caldo. Ho visto  andare via le colleghe con il sorriso, alcune mi hanno salutato chiedendomi di continuare a settembre, altre mi hanno detto che adesso finalmente sanno a chi rivolgersi quando avranno dei problemi con il computer (non so se era un complimento oppure una specie di minaccia :-))  .

Per me un successo, una vera soddisfazione, una cosa impensabile fino a pochi giorni fa, quando ancora faticavo a ottenere risposta ad un questionario di ingresso e qualcuno sicuramente agognava l’ombrellone al posto della formazione.

Venerdì mi aspetta l’ultimo giorno di formazione in cui penso di presentare un questionario finale sul gradimento del corso: vedremo come andrà a finire…

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Un interessante progetto sul linguaggio

QUALI TAGS?. dal blog di Edda

“Per rompere il ghiaccio dei tags comincio a postare qualcosa che mi coinvolge molto professionalmente: da una decina d’anni seguo un percorso di  formazione in servizio, pilotato da un ardito dirigente scolastico, che si avvale del contributo teorico di alcuni esperti (pedagogisti, psicologi, scienziati e via dicendo) tra cui Jacqueline Bickel che studia da una vita (uno dei suoi maestri è Silvio Ceccato) i meccanismi dell’apprendimento nell’infanzia e ha sviluppato una sua teoria originale per una didattica basata sulle più recenti acquisizioni delle neuroscienze. La ricercatrice ha portato nel nostro Istituto Comprensivo, con altri collaboratori, un sistema integrato di metodologie didattiche chiamato “Progetto Galileo”, che negli anni ha prodotto una diversa sensibilità degli insegnanti per il fattore apprendimento e una certa ricaduta nei processi didattici concreti. Si tratta di un processo lento di decostruzione di pratiche obsolete a vantaggio di pratiche nuove, più dinamiche e costruttiviste, introdotte mediante una ricerca-azione sistematica e una sollecitazione pressante allo studio di una metodica nuova; un processo di formazione molto simile ad un addestramento militare  🙂 che ha visto momenti anche drammatici di opposizione/crisi d’identità/demotivazione del corpo insegnanti sottoposto ad una cura intensiva e defatigante a cui non eravamo preparati >:(”

Bellissimo e interessantissimo progetto!

Segue l’articolo di J.BICKEL

 ” L’apprendimento è il prodotto dell’attività della mente, della parte più nobile del SNC. È evidente che le neuroscienze possono dare preziose indicazioni per facilitarlo. Le neuroscienze hanno fornito nell’ultimo scorcio di secolo importanti informazioni, più o meno note alla maggior parte degli operatori scolastici, che però stentano ad essere applicate nella scuola per migliorare l’apprendimento dei bambini.
Il Progetto Galileo si propone di mettere alla portata di tutti gli insegnanti una preparazione psicopedagogica su base scientifica, atta valorizzare e rendere più efficiente l’esperienza pratica accumulata da ognuno di loro. È un progetto che ha l’ambizioso obbiettivo di condurre gli insegnanti a far proprie, ma soprattutto ad applicare nel loro lavoro quotidiano le acquisizioni delle neuroscienze più utili alla scuolaTutto il Progetto fa costante riferimento ai dati delle neuroscienze. Accennerò in breve ai concetti cardine sui quali è basato: la precocità di intervento; la ricerca prioritaria e costante nei bambini della motivazione ad apprendere; il linguaggio dell’istruzione.
Per dare ai bambini la massima probabilità di formare solidi rapporti semantici è necessario che pensiero e linguaggio vengano a  trovarsi in contiguità all’interno della memoria di lavoro. Ciò trova la sua contropartita pratica nel suggerimento che il Progetto dà agli educatori: “fate agire direttamente i bambini, in modo che rendano attivi i relativi pensieri, e subito fornite loro brevi commenti su quello che stanno facendo”.
Il Progetto Galileo sottolinea anche come sia essenziale raggruppare tutti gli usi cui si presta la lingua, in due grandi gruppi:
  usi sociali, per interagire con gli altri, e per i quali è sufficiente un codice ristretto, fatto di parole isolate e di frasi anche ellittiche;
usi cognitivi, per apprendere, riflettere, prevedere, verificare. Gli usi cognitivi richiedono il possesso di un codice molto più elaborato, con un vocabolario più ampio e una sintassi estesa a capire e a formulare discorsi, con il collegamento di più frasi in precisa relazione fra loro.
Un tempo, quando era minore l’impatto delle distrazioni proposte oggi dal mondo moderno e tecnologico, l’educazione agli usi cognitivi e al discorso avveniva naturalmente attraverso la lettura, quando per divertirsi i bambini leggevano molto, volentieri e per il proprio piacere. Oggi una quota crescente di bambini, anche ben dotati, legge sempre meno ed è quindi proprio nell’area linguistica che affiorano le maggiori difficoltà nel cammino degli studi. È a ritardi negli usi cognitivi e nella competenza linguistica a livello di discorso che possiamo ascrivere la maggior parte dei cosiddettidisturbi dell’apprendimento.
Scopo fondamentale del Progetto Galileo è di creare una schiera di insegnanti capaci di facilitare, in tutti i bambini loro affidati, la costruzione precoce e armonica di tutte le aree della loro mappa cognitiva, cioè del pensiero, del linguaggio e del sé, a cominciare dalla scuola dell’infanzia.
Dato che si rivolge a tutti i bambini di sezioni o classi, molti insegnanti, che hanno già partecipato al progetto, hanno potuto constatare che anche gli alunni considerati migliori possono dare molto di più. Si tratta quindi di un progetto ottimizzante per tutti i bambini. Inoltre si qualifica anche come l’unico progetto preventivo di  eventuali future difficoltà, sia scolastiche, sia sociali. Di fronte al moltiplicarsi di progetti pronti a curare disagi, viene da chiedersi: non è forse meglio prevenire piuttosto che curare?
 (1)  Il Progetto Galileo inizia rigorosamente fino dalla scuola dell’infanzia, e trova la sua applicazione anche all’asilo nido, nonostante alcuni operatori ritengano che i bambini piccoli non presentino in genere apprezzabili problemi, e basti mantenerli sani e farli giocare. I bambini però fanno presto a crescere e spesso i problemi che spuntano in età successive dimostrano di avere le loro radici proprio nell’educazione ricevuta nell’infanzia.
 L’apprendimento, infatti, rappresenta la costruzione della mappa cognitiva mentale, operata da ogni bambino fino dal momento della sua nascita, durante tutte le ore di veglia. Costruzioneprecoce, quindi, ed è proprio nei primi anni che vengono formati circuiti nervosi estremamente resistenti e tenaci, sui quali potranno innestarsi tutti i successivi apprendimenti.
 La mappa cognitiva è vista come una fitta rete di connessioni fra neuroni. Ogni rete di neuroni all’interno della mappa cognitiva corrisponde a comportamenti e a conoscenze. Le reti continuano ad arricchirsi nel tempo con l’apprendimento e, se ben costruite, possono essere rese attive e recuperate al momento opportuno.
 (2) La mappa cognitiva è suddivisa in sottomappe, che corrispondono a diversi prodotti dell’intelligenza, dette popolarmente “intelligenze multiple”. Nel Progetto Galileo queste vengono raggruppate in tre prodotti dell’attività mentale:
             il , intelligenza interpersonale e intrapersonale;
             il pensiero, intelligenza motoria, spaziale, musicale;
            il linguaggio, intelligenza linguistica e logica.
 La costruzione di pensiero, linguaggio e sé è possibile per tutti i bambini, ma solo grazie all’indispensabile contributo del contesto ambientale, che dovrà fornire loro strumenti, opportunità di usarli, tempo per esercitarsi e incoraggiamento.
 Ogni bambino costruisce la propria mappa cognitiva grazie a ciò che gli viene fornito dal contestoin cui si trova inserito. Il contesto  è formato da società, famiglia e scuola. In particolare la scuola, ove gli insegnanti lavorano in quanto professionisti dell’educazione infantile, mentre famiglia e società si presentano solo come educatori dilettanti.
 Poiché il costruttore è il bambino, al primo posto nel Progetto sta la sua motivazione ad apprendere. Per mantenere sempre attiva questa motivazione è indispensabile che ogni bambino sperimenti il successo. Per dare a tutti gli alunni la sensazione di essere capace, di  saper raggiungere il successo a scuola, l’insegnante deve avere chiari sia i bisogni sia i punti di forza di ogni suo alunno. Perciò è indispensabile che l’insegnante sappia innanzitutto come accertare le costruzioni che ogni bambino ha già fatto spontaneamente nelle diverse intelligenze, o in altre parole nel pensiero, nel linguaggio e nel sé.
La valutazione individualizzata di bisogni e di punti di forza è l’unico mezzo per personalizzare l’insegnamento. Tuttavia l’insegnamento non può essere personalizzato nel grande gruppo, ma va necessariamente portato avanti in piccolo gruppo. È non basta formare piccoli gruppi. Fino agli 8 anni di età, e anche oltre, è fondamentale rispettare le regole dell’insegnamento induttivo, più lento ma sicuro, e non lasciarsi tentare dalla rapidità dell’insegnamento deduttivo, che potrà iniziare solo più tardi.
 Le regole per un efficace insegnamento induttivo sono state postulate da Piaget: esperienza concreta, quindi privilegiare il pensiero e le intelligenze pratiche; interazione sociale, quindi abituare i bambini a parlare mentre operano; infine sapersi trattenere dall’iniziare subito con spiegazioni, ma partire dalle domande per motivare i bambini a voler sapere.
 L’insegnante che ha chiari i punti di forza e i bisogni dei suoi alunni, e applica costantemente l’insegnamento induttivo nel piccolo gruppo, è in grado di facilitare a tutti il  successo, rispecchiando a ciascuno un’immagine di sé positiva come scolaro. L’insegnante che gode del successo di ogni alunno stabilisce una forte relazione positiva con tutti e non solo con alcuni, e può far crescere in tutti  l’autostima che è il motore della continua motivazione ad apprendere.
 (3) Un altro concetto al centro del Progetto Galileo è l’importanza del linguaggio e dell’insegnamento della lingua in tutte le sue forme: orale e scritta, in comprensione e in espressione. È in questo settore che possono formarsi le prime grandi differenze fra un bambino e l’altro. Sarà quindi responsabilità primaria della scuola offrire al più presto a tutti l’occasione di recuperare gli svantaggi in questo campo. Anche perché la lingua è l’elemento trasversale, mediante il quale verranno fornite le informazioni di tutte le discipline scolastiche.
 Il linguaggio è una capacità ereditata da tutti i bambini, ma solo come capacità di codificare il pensiero, cioè di rendere equivalente una stringa di suoni con un particolare pensiero. La lingua italiana, inglese, bantù… dovrà essere appresa, e il contesto è il grande responsabile di questo insegnamento. Nei primi anni è ovviamente la famiglia la maggiore responsabile dell’insegnamento della lingua parlata, che avverrà in modo del tutto informale e inconsapevole sia da parte di chi impara sia da parte di chi insegna.

Il rapporto fra comportamenti osservabili e i circuiti nervosi che li sottendono, o pensieri, può essere tradotto in pratica nell’assioma: “più il bambino è autonomo, più pensieri possiede”. Se i nostri pensieri fossero sempre attivi, più si cresce e si impara, maggiore sarebbe la confusione nella mente. I pensieri invece restano tutti in uno stato di costante riposo. Soltanto quando il loro uso è necessario vengono resi attivi. Per essere attivati vengono posti in una particolare memoria a breve termine, detta memoria di lavoro. Per insegnare la lingua in modo più consapevole è tuttavia opportuno che gli insegnanti conoscano come si vengano a formare i rapporti semantici, cioè i collegamenti fra il pensiero da un lato e la sua codifica, il linguaggio, dall’altro. Anche per questo vengono in aiuto le neuroscienze.”

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